Dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova nel 2018, giovedì 16 luglio la magistratura italiana ha condannato 32 imputati fino a 12 anni di carcere. In questa tragedia sono morte 43 persone.
Il tribunale cittadino ha annunciato che 32 imputati sono stati condannati a 12 anni di carcere giovedì 16 luglio, nel corso del processo sul disastro del ponte Morandi a Genova (nord-ovest dell’Italia), che ha provocato 43 morti.
Tra loro ci sono alcuni ex dirigenti di Autostrade per l’Italia (Aspi), gestore dell’imponente viadotto sull’autostrada che collega Italia e Francia, crollato il 14 agosto 2018 alle 11:36 ora locale a causa di un acquazzone torrenziale, intrappolando decine di veicoli.
“Mi sento responsabile ma non colpevole”
Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade, già in carcere per un incidente mortale avvenuto nel 2013 su un viadotto nel sud Italia, ha ricevuto la condanna più dura, ha detto un giornalista dell’AFP. È stato giudicato colpevole di negligenza e omicidio colposo al termine del processo, aperto nel 2022 sotto un grande cartello eretto nel cortile del tribunale di Genova.
“Mi sento responsabile, ma non colpevole”, ha detto ai giudici, nonostante le feroci conclusioni dei giudici incaricati di indagare sul disastro, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo.
Gli ex “Autostrad” n. 2 e n. 3 sono stati condannati rispettivamente a cinque anni e mezzo e 11 anni di carcere. Un ex dipendente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti italiano, incaricato di vigilare sulle concessioni stradali, è stato condannato a cinque anni di carcere.
Altri ventotto imputati – su 57 – sono stati giudicati colpevoli e condannati ad almeno un anno e 11 mesi di reclusione, riferisce l’agenzia Agi.
“Questi soldi non sono caduti per caso”
“Oggi possiamo dire che ci sono i responsabili dei nostri cari assassinati”, ha detto dopo la sentenza Michele Matti Altadonna, fratello di una delle 43 vittime.
L’avvocato Rafaele Caruso, rappresentante del Comitato dei Familiari delle Vittime del Ponte Morandi, ha dichiarato: “Questo ponte non è crollato per caso (…); questo crollo, come abbiamo sempre sostenuto e come la Procura ha costantemente confermato, si poteva evitare”.
Il viceministro italiano delle infrastrutture e dei trasporti, Edoardo Ricci, si è rallegrato che “le responsabilità siano state finalmente stabilite”. Ha sottolineato che “il crollo non è stato inevitabile, ma è stato il risultato di gravi errori ed sbagli da parte di chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza della struttura”.
I pubblici ministeri hanno specificatamente osservato nel corso del processo che “tra l’apertura (del ponte) nel 1967 e il crollo, 51 anni dopo, non è stato effettuato alcun minimo intervento di manutenzione per rinforzare i cavi del pilastro numero 9, crollato il giorno della tragedia”. Era nota l’instabilità dei cavi e si lavorò su due colonne identiche, la 10 e la 11. Il lavoro era previsto alle ore 9.
Cattiva conservazione?
La tragedia fa luce sul pessimo stato delle infrastrutture di trasporto italiane e sul ruolo poco chiaro della società autostradale Autostrade, accusata di mantenere la struttura per risparmiare.
Giovanni Paolo Accinni, avvocato di Giovanni Castellucci, tuttavia, giovedì ha insistito sul fatto che il suo cliente era “innocente”. Secondo la principale tesi della difesa, a provocarne il crollo è stato un difetto costruttivo nascosto, cioè l’arrugginimento dei cavi del ponte, e non un difetto di manutenzione.
Giovanni Castellucci è già in carcere per il suo ruolo nell’incidente del 2013 in cui un autobus sfondò le barriere di un viadotto nel sud Italia e precipitò in un varco, uccidendo 40 persone.
Se i loro ex dirigenti si ritrovano sul banco degli imputati, Autostrade e la sua controllata Spea, invece, sono sfuggite al processo grazie ad un accordo transattivo con la Procura.
Al momento della tragedia Autostrade apparteneva al gruppo Atlantia, controllato dalla ricca famiglia Benetton, che ha ceduto la propria partecipazione allo Stato nel maggio 2022, spingendo per l’uscita sotto la pressione della classe politica e dell’opinione pubblica.