Il primo ministro spagnolo ha deciso di sciogliere il parlamento dopo aver respinto le sue riforme per affrontare la crisi immobiliare. Al momento in testa c’è l’opposizione della destra elettorale.
Pedro Sanchez ne fa due o due. Il primo ministro spagnolo ha deciso lunedì di indire elezioni anticipate per il 29 novembre, nel tentativo di riprendere l’iniziativa politica dopo che i legislatori hanno respinto le sue misure per porre fine alla crisi immobiliare.
La sua decisione apre una nuova pagina politica in Spagna, dove le prossime elezioni legislative erano originariamente previste per la metà del 2027.
· Perché questa disintegrazione?
L’annuncio dello scioglimento è direttamente collegato al rifiuto da parte dei rappresentanti di un pacchetto di misure per risolvere la crisi abitativa e all’ondata di proteste provocate dallo sfratto di Maricarmen Abascal, un ottantenne, costretto a lasciare la casa dove ha vissuto per 70 anni dopo essere stata acquistata da una società di gestione.
Le manifestazioni hanno portato ad un accampamento temporaneo a Puerta del Sol, nel centro di Madrid, nonché a mobilitazioni in diverse città in tutto il paese.
Come altri paesi europei, la Spagna si trova ad affrontare un forte aumento degli affitti e dei prezzi degli immobili. Secondo le organizzazioni sociali, questo fenomeno si spiega tra l’altro con la mancanza di alloggi a prezzi accessibili, il boom degli affitti turistici e le attività dei grandi investitori immobiliari. Il prezzo medio di affitto al metro quadrato in Spagna è quasi raddoppiato in un decennio, raggiungendo i 15,1 euro in agosto.
Le misure del governo di sinistra di Pedro Sánchez includevano il congelamento degli sfratti delle persone vulnerabili fino al 2030, misure contro i cosiddetti fondi “di gruppo” e la proroga automatica dei contratti di locazione. Ma il Partito Popolare (a destra), Vox (a destra) e Junts (Indipendenza catalana) hanno bloccato l’adozione dei testi.
Pedro Sánchez, che intende ripresentare le misure abitative al parlamento, cerca di sfruttare il malcontento per la crisi. Annunciando le elezioni, ha chiesto allo spagnolo di dargli nuovi poteri per “risolvere” molti problemi, compreso “l’accesso agli alloggi”.
· Contratto rischioso per Pedro Sanchez?
Pedro Sánchez non si avvicina a queste elezioni sotto il miglior patronato. La principale fonte di logoramento politico per il leader del Partito socialista operaio spagnolo (PSOE) sono i tribunali, con una serie di scandali di corruzione che colpiscono le persone a lui vicine, in particolare la moglie che presto sarà processata, o due ex stretti collaboratori della leadership del PSOE.
A questa accusa si è aggiunto l’ex presidente del governo, Jose Luis Rodríguez Zapatero, una delle figure più influenti del socialismo spagnolo e partner politico di Sanchez.
Una seria minaccia per Sánchez sarebbe se lo stesso PSOE venisse accusato come entità giuridica prima del voto. Un simile scenario non gli impedirà automaticamente di partecipare alle elezioni, ma moltiplicherà il valore politico di questi casi di corruzione e potrebbe portare a sanzioni contro il partito in caso di condanna.
La campagna si inserisce anche nel contesto della crisi migratoria irrisolta a Ceuta. Dall’arrivo in massa di migranti dal Marocco alla fine di luglio, centinaia vivono ancora in campi improvvisati, alimentando le tensioni nell’enclave spagnola nel Nord Africa, che conta una popolazione di circa 80.000 abitanti.
Pedro Sánchez, che continua a tenere un discorso inaugurale sull’immigrazione contro un’ondata di paesi europei, ha dovuto affrontare critiche diffuse per la sua gestione della crisi, che è stata descritta come un “attacco” da parte dell’estrema destra.
· Verso l’unione del Partito popolare con l’estrema destra?
In questo contesto, i sondaggi danno il Partito popolare, la principale forza di opposizione, davanti ai socialisti, ma senza la maggioranza assoluta. Uno scenario che potrebbe fare del partito di destra di Vox, terza forza politica del Paese e leader nei sondaggi d’opinione, l’arbitro della governance del prossimo parlamento.
Il leader del PP, Alberto Núñez Feijoo, dice di voler “governare e basta” e garantisce di non avere intenzione di “demonizzare” Vox, lasciando così aperta la possibilità di trattative con la formazione.
Dal 2022, Vox e il PP hanno formato governi di coalizione in diverse regioni del paese e attualmente siedono insieme nelle regioni di Andalusia, Aragona, Castiglia e León ed Estremadura.
Santiago Abascal, leader del partito Vox, ha accolto con favore le elezioni anticipate e ha invitato gli spagnoli a cacciare il governo “corrotto” di Pedro Sánchez. Il leader della destra ha definito le sue priorità per il Paese: “immigrazione”, “priorità nazionale” e “invalidi”.
Pedro Sánchez si oppone al suo governo progressista “regressivo”, che secondo lui rappresenta una coalizione tra la destra e l’estrema destra, ma per restare al potere ha bisogno di stringere accordi con la sinistra radicale, che ora è fratturata e sta perdendo slancio.
· La scheda elettorale è già valida?
La destra e parte di essa hanno già espresso dubbi sull’integrità del voto del 29 novembre. Il leader di Vox Santiago Abascal ha accusato il primo ministro Pedro Sánchez di essere in grado di “manipolare” le elezioni e ha chiesto che fossero “libere, giuste e pacifiche”.
Anche Isabel Díaz Ayuso, presidente della comunità di destra di Madrid, ha incoraggiato i cittadini a votare direttamente nei seggi elettorali annullando il voto per corrispondenza. Pedro Sánchez è un “impostore” che “non rispetta nemmeno le urne”, ha accusato l’eletto del PP, prima che il suo partito rispondesse.
“Il sistema (di voto) è sicuro”, ha ricordato il portavoce del Partito popolare, sottolineando che la procedura è controllata dal Partito democratico popolare. Commissione elettorale centrale (Commissione elettorale centrale), dove il PP ha un rappresentante.
Il presidente del Governo, Pedro Sánchez, ha assicurato che i cittadini possono avere “piena fiducia” nel voto per corrispondenza ed ha espresso il suo rammarico che il metodo di voto “sia messo in discussione da coloro che pretendono di avere tutte le garanzie e tutta la certezza di vincere le elezioni”.