Il Parlamento Europeo vuole escludere i messaggi criptati dal sistema “Chat Control”.


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Giovedì il Parlamento europeo ha adottato una serie di emendamenti volti ad escludere i servizi di messaggistica che utilizzano la crittografia end-to-end, come Whatsapp O Messaggero, Segnale o messaggiodel controverso regime temporaneo che consente alle piattaforme di rilevare volontariamente contenuti pedopornografici (CSAM, ad Materiale pedopornografico).

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La crittografia end-to-end garantisce che solo il mittente e il destinatario di un messaggio possano leggerne il contenuto. Né il fornitore di servizi né terze parti possono accedere agli scambi, rendendola una delle tecniche più importanti per proteggere la privacy su Internet.

Se queste modifiche verranno definitivamente mantenute, i servizi di comunicazione protetti dalla crittografia end-to-end non potranno più discostarsi dalle norme europee sulla riservatezza delle comunicazioni elettroniche (ePrivacy) per identificare gli utenti sospettati di condividere contenuti relativi allo sfruttamento sessuale dei minori.

L’unità temporanea, soprannominata «Controllo chat» da parte dei suoi detrattori, suscita da anni accese polemiche. Nel dibattito si contrappongono due priorità: la tutela dei minori e il rispetto della privacy.

I difensori del testo ritengono che la crittografia non dovrebbe diventare un rifugio per i criminali. Se i criminali sanno che WhatsApp o Signal non sono in grado di rilevare contenuti illegali, si rivolgeranno tutti a quelle applicazioni, dicono alcuni di loro.

Al contrario, i suoi oppositori temono che autorizzare l’analisi dei messaggi privati ​​apra la porta a una sorveglianza diffusa dei cittadini. Inoltre, per scansionare i messaggi crittografati, sarebbe necessario creare un punto di accesso alla crittografia. Tale difetto potrebbe quindi essere sfruttato da stati autoritari, hacker o altri attori malintenzionati.

Un testo provvisorio è prorogato fino al 2028

In attesa dell’adozione di un quadro giuridico permanente, la Commissione europea ha proposto di estendere questo regime temporaneo fino al 2028.

Tuttavia, questa estensione deve ancora essere approvata sia dal Parlamento europeo che dagli Stati membri.

Il caso ha avuto un percorso particolarmente movimentato. Lo scorso marzo il Parlamento ha votato contro la proroga di questa esenzione, facendola scadere il 3 aprile.

Ma sotto l’impulso dei governi europei e soprattutto su richiesta della presidente del Parlamento Roberta Metsola, la proposta è stata finalmente reinserita all’ordine del giorno.

Un voto molto equilibrato

Il Partito popolare europeo (PPE) ha tentato di far approvare un’estensione del sistema senza modifiche grazie ad una procedura parlamentare raramente utilizzata.

Questo richiede una maggioranza assoluta di 361 deputati utilizzato per rifiutare o modificare un testo.

Infine, la maggioranza dei parlamentari ha adottato emendamenti che limitano fortemente la portata del regime. Questi cambiamenti ne riducono significativamente la portata e rischiano di non essere accettati dagli Stati membri dell’Unione Europea.

Il voto ha messo in luce le profonde divisioni che attraversano il Parlamento europeo. I due emendamenti più contestati sono stati adottati in maniera restrittiva, con risp 369 UN 362 voti.

In attesa di un accordo, l’Unione Europea si trova in una situazione di incertezza giuridica su come combattere la criminalità infantile online, garantendo al tempo stesso la riservatezza delle comunicazioni.



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