La felice flora e fauna di una piccola isola filippina incontra i ricordi dolorosi delle prigioni californiane nelle opere surreali di Gil Batle. Completamente autodidatta, Batle ha affinato le sue abilità mentre era in carcere per 25 anni, disegnando e infine tatuando in segreto. Oggi si è trasferito nel paese dei suoi genitori, dove continua a pensare ai decenni trascorsi in prigione.
cercare Una doppia vita è un nuovo programma di lavoro che esplora questi due fenomeni. Su lastre di argilla bianca, l’artista interpreta canzoni strane e spiacevoli dove la violenza e il desiderio di libertà pervadono ogni centimetro. Le gabbie per uccelli – simboli comuni di prigionia – abbondano, mentre catene, punte e coltelli ingombrano le scene.
Utilizzando un luogo così ordinario, fragile e prezioso, Batle crea uno sfondo triste per il riflesso dei suoi dipinti acrilici blu. La morbida porcellana allude alla fiducia e alla natura fragile della vita, simboleggiando al tempo stesso le nozioni tradizionali di moralità e correttezza. La giustapposizione di questi oggetti domestici con scene piene di lotta e brutalità offre una visione mistica di una delle azioni umane più brutali.
Una doppia vita in mostra fino al 21 agosto al Ricco/Maresca di New York, una galleria contemporanea che rappresenta artisti outsider, autodidatti e folk.