Il Paese, che detiene la presidenza di turno dell’Unione, cerca di sbloccare il dialogo tra gli Stati membri, che talvolta difendono posizioni distanti.
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L’Irlanda, che detiene la presidenza di turno dell’UE, ha presentato sabato una proposta rivista per il bilancio dell’UE per il periodo 2028-2034, ridotto di circa 140 miliardi di euro rispetto alla proposta originaria della Commissione. Questa controproposta porterebbe un risparmio dell’8%, ovvero 141 miliardi di euro, rispetto al progetto presentato lo scorso anno da Bruxelles. Questa revisione del bilancio mira a sbloccare le discussioni a livello dei 27 sui finanziamenti dell’UE, che stanno rallentando a causa delle posizioni molto opposte dei vari Stati.
Da un lato, Berlino chiede tagli per diverse centinaia di miliardi di euro rispetto al progetto elaborato da Bruxelles l’anno scorso, con altri Paesi del nord e centro Europa, soprannominati “avari”. D’altro canto, la Francia e il suo presidente Emmanuel Macron ribadiscono che è necessario un bilancio “ambizioso”avere “vera politica europea”. E diciassette paesi dell’Europa meridionale e orientale, raggruppati in un gruppo chiamato “Amici della coesione”richiede maggiori spese a favore dell’agricoltura e delle regioni.
I risparmi proposti nel compromesso irlandese riguardano principalmente il programma di sviluppo Europa globale, le spese amministrative e un nuovo fondo per la competitività. D’altro canto, i fondi destinati alle tradizionali politiche comunitarie verrebbero generalmente preservati, rispetto a quanto proposto da Bruxelles, senza ridurre le somme destinate agli Stati per la politica agricola comune e la coesione sociale e territoriale. Questo compromesso sviluppato dall’Irlanda sarà nel menu del vertice dei capi di Stato e di governo europei la prossima settimana a Bruxelles.
Anche l’Irlanda ha proposto un totale di 55 miliardi di euro “risorse proprie” fondi aggiuntivi per finanziare il bilancio europeo, senza aumentare i contributi degli Stati membri. Come propone la Commissione, le entrate assegnate direttamente all’UE proverrebbero in particolare dalle tasse sui rifiuti elettronici e sulle grandi imprese.